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Fara San Martino

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Abitanti / Population: 1.640
Estensione / Size: 43,80 kmq
Altitudine / Altitude: 440 m
Pref.Telef. / Area Code: 0872
C.A.P / Poste Code: 66015
Gole di S. Martino
Le gole di San Martino

Il cuore del Parco Nazionale della Majella è caratterizzato dalle montagne e dai molteplici itinerari turistici che permettono di percorrere i sentieri, attraversare i boschi e giungere alle vette. Ma chi volesse attraversare l’accesso naturale del versante orientale della Majella, deve giungere a Fara e attraversare la spettacolare forra denominata Gole di San Martino.
Il paesaggio montano che si apre al viaggiatore, oltrepassato lo stretto, è costituito da bianche cattedrali di roccia calcarea che si aprono a ventaglio dando spazio a boschi e vallate. Continuare la salita diviene istintivo, anche se la strada si fa sempre più dura. Il respiro si affanna, lo sguardo si perde. Si intensifica -invece- la capacità dei sensi di cogliere odori e suoni. Così, giungendo alla vetta del monte Amaro (2793 m), si possono cogliere i richiami dei rapaci, come l’aquila reale, il lanario, i gracchi corallini che qui dimorano abitualmente.
Se state già immedesimandovi nel ruolo di turista di questi luoghi, immersi nel Parco, sappiate che state riattivando l’antico rito del fahren (in germanico, viaggiare).
I vostri passi percorreranno lo stesso sentiero attraversato dal pastore con le sue greggi e dall’eremita in cerca del contatto col divino. Sentirete la sicurezza provata dai monaci benedettini che qui fondarono l’antico monastero, o dal popolo longobardo che qui fondò una delle sue fare.

 

 Foto del Monte Amaro

Paesaggio lunare della vetta del Monte Amaro

 

Ma avvertirete anche l’affano dei briganti in fuga; o la fatica, sotto il peso della loro merci, dei mercanti. E forse anche voi -come il bizzarro artista Esher- attraversando le vie dei quartieri più antichi del paese, rimarrete colpiti dalla particolare struttura urbana fatta di un continuo saliscendi di scale.
Di loro tutti hanno subito il fascino e il condizionamento della madre Majella; e tutti hanno contribuito a scriverne la storia antropologica ed economica.
Lo stesso spirito imprenditoriale che contraddistingue il popolo farese -e la storia delle attività produttive intraprese nel corso degli ultimi secoli- sono sinergicamente collegati con la morfologia territoriale di Fara, identificabile nella roccia, ma soprattutto nell’acqua.
Infatti, leit motiv della vita quotidiana di Fara, fin dalle sue origini longobarde, è il fiume Verde.
Le sue acque incontaminate hanno costituito la linfa vitale dell’imprenditoria farese: dalle storiche centrali idroelettriche ai tradizionali lanifici; dagli acquedotti tutt’ora fonte di acqua potabile per l’intera vallata sangro-aventina, ai colossi locali dell’industria di pasta alimentare. I pastifici faresi, nati come spontanea evoluzione dell’antica tradizione molitoria, hanno conservato nel tempo il perfetto equilibrio tra il lavoro dell’uomo e l’ambiente naturale circostante. E forse anche il visitatore coglierà questa sinergia e –come gran parte del mondo culinario- confermerà il detto: Fara, capitale della pasta nel mondo!


Foto di sorgenti
Sorgenti del fiume verde


 

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